L’anno che verrà

“L’anno vecchio è finito ormai 
Ma qualcosa ancora qui non va..”.

Perché in fondo nulla cambia se non si impara dai propri errori. Solo fottutissimi alibi che ho contribuito a creare e ad avvalorare..ma pur sempre alibi.

Non si può passare una vita a ‘scaricare’ responsabilità al nuovo interlocutore, delegittimando e screditando il precedente.

Non si poi cancellare quello che si definiva ‘l’amore delle vita’ con un colpo di spugna, con un immediato risveglio dei sensi.

Gli errori servono se insegnano qualcosa. Se nulla cambia e le abitudini della vita diventano una prassi comportamentale allora è patologia. Quindi perché continuare, perché stare qui a leggere..nell’ombra. Magari un aforisma di qualche stupida pagina si trova da condividere no? Fatelo ma alla luce del sole. Da persone perbene. La borgata non è una dimensione geografica, topografica e si è visto, e continua a vedersi il livello, vergognoso, difficile rendersene conto, magari sentirsi al centro del mondo, non percependo che fino a ieri nemmeno esistevi…è comunque una scelta di vita, che rispetto come quando siamo gli unici a mettere un like su un post inutile, ridicolo, demagogico o volgare e si prova pena anche quando si vuole sdrammatizzare o manifestare menefreghismo, strafottenza….nella mia di borgata, in ogni caso, ci si mette la faccia sempre. Mi chiedo solo cosa racconteremo a quelle piccole anime innocenti…quale futuro li aspetta.

Ho sbagliato, disperato e abbandonato, ma non ho iniziato, ne deturpato io il ‘bello’ che cominciava ad aleggiare sul futuro..forse era troppo, esagerato, spaventava.

Mi sono sfogato, perché al limite della tolleranza, direi anche della sopravvivenza. Ma non ho mai confidato direttamente i contenuti, il tenore, l’intensità e le motivazioni di una storia. Nessuno è stato ‘toccato’, solo inutili allusioni, delle quali ho fatto ammenda. Ma ‘sputtana’ più un comportamento, un atteggiamento, che le deprimenti e insulse, stupide e infamanti, parole di un uomo follemente e passionalmente coinvolto..ma che ne sai..

Mi sono caricato la responsabilità di un fallimento ed ho perseguito comunque le promesse reciproche portandole a compimento.

Non sono io ad avere una vita che procede sul filo di un rasoio. E provo tanto dispiacere per le vittime predestinate ed ignare. Ma il tempo restituisce tutto. Anzi da uomo libero ho ‘rispettato’, atteso, non ho tradito un ideale, un sogno. Non ho cercato conforto, ne una spalla, ancora, l’ennesima, sulla quale poggiare i miei disastri, delle orecchie che ascoltassero la stessa nenia, la stessa da sempre, che mi affrancasse e mi rendesse ‘innocente’, puro, agli occhi della gente, delle persone che continuano ad alternare noiosamente le mie tristi giornate,

Io ho amato, ho ammirato, mi sono ammalato gravemente, ho scelto erroneamente una strategia, perché non esistono, ed ho chiesto perdono. Ma io sono vero e questo fa paura. Non tarocco le foto per sembrare migliore..non lo sono.

Alle provocazioni non si risponde, perché ognuno deve tenersi le proprie “poraccitudini”, sopratutto se conseguenze di dialoghi privati, evidentemente messi alla berlina, nelle confidenze di un nuovo rapporto, perché non sono io che devo continuare a nascondermi, a vivere una esistenza dannata, a dover rispondere alle proprie responsabilità di uomo, padre, professionista. Me ne vergognerei.

Ho sbagliato e non so come fare per recuperare un rapporto civile, ma non sono inseguito da fantasmi, non ho rancore, ne rabbia, ne cerco colpevoli e ce ne sono, eccome se ce ne sono. Ne mi nascondo, ne ho necessità di riabilitare la mia anima. Perché di cuore, di passione, ne ho piene le vene. Non devo sembrare agli occhi degli altri, perfetto, immune, sempre colpito dalle frecce mortali scoccate dal male, io sono quello che sono..ho ‘mollato’ dignità ed orgoglio, ma ho trovato sulla mia strada la superbia di chi voleva difendersi a tutti i costi, non retrocedendo nemmeno di un passo dal proprio avamposto, rivendicare una sacralità che non appartiene a questo mondo, a noi umani, per poi ritrovarsi a ripetere le stesse azioni con protagonisti diversi. Senza il coraggio di affrontare, di dialogare..da quel giorno maledetto. Senza essere consapevoli dei fatti, del loro susseguirsi, del prologo e dell’epilogo. Provate a tenere un pesce fuori dall’acqua..prima di esalare l’ultimo respiro vedrete come dimena le sue pinne, le sue branchie e cerca di non crepare..troppo difficile da capire.

Ma ho compreso, perdonato io e continuo a pensare e vedere con gli occhi dell’amore, depurati da ogni sete di rivalsa, vendetta.

Mi auguro che questo nuovo anno, porti lealtà e quella irraggiungibile meta chiamata fedeltà, oltre alla felicità, nei nostri progetti, nei nostri desideri. Che sia l’anno delle scelte, non dei sotterfugi, dei tradimenti, che ci riducono ad essere purtroppo sempre più perfidi e squallidi attori..non protagonisti.

E si perché ognuno di noi ha diritto ad una vita felice e che ce ne accorgiamo sempre dopo l’ennesima cazzata…

@Attilio

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4 risposte a "L’anno che verrà"

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